Parlare a vanvera

sabato 28 APRILE 2018 - ore 21.00
Teatro Lolli - Via Caterina Sforza 3 - Imola
 

PARLARE A VANVERA

Regia e drammaturgia di Maurizio Cardillo
con il contributo di improvvisazione e scrittura degli attori e delle attrici di TILT.
 
con: Rosa Alfieri, Letizia Bassi, Giuseppe Bonsenso, Giuliana Cantalupo, Corrado Dal Pozzo, Valda Garuti, Elena Gentilini, Paolo Pagani, Andrea Rinaldi, Olesya Stratin, Luigi Tranchini.
tecnica: Luca Tanieli

Chissà cosa penserebbe il poeta dadaista Hugo Ball se, tornando in vita,  potesse navigare su internet. Chissà, per esempio,  se apprezzerebbe questo sito “generatore di frasi senza senso”: (http://www.sandrodiremigio.com/giochi/generatore_frasi_senza_senso.htm  e alcuni altri).
Le avanguardie storiche, com’è noto, si adoperarono a far saltare la funzione comunicativa del linguaggio, trasformando le parole e i discorsi in oggetti ludici, o in atti di provocazione antiborghese.
Da ciò derivò un orizzonte novecentesco, del quale ancora oggi godiamo,  di lingue inventate, assurde, di giochi linguistici, parole in libertà, dai futuristi (e ancora prima da Edward Lear e i suoi limericks) a Joyce.
Un pulviscolo, una galassia di parole che cercavano il senso là dove non era mai stato cercato prima: sul limitare del nulla. Della mancanza assoluta di senso.
Cento e più anni dopo noi uomini e donne  postmoderni siamo immersi in un altro tipo di pulviscolo linguistico. Siamo circondati, assediati, immersi nel cicaleccio ininterrotto del web, dei cosiddetti social, dei nostri smartphone e computer, nel brusio petulante di tv, robot, macchine parlanti. Possiamo sfruttare la meravigliosa disponibilità di dati di internet, ma paghiamo il prezzo altissimo di un continuo “parlare a vanvera” intorno a noi.
A questo orizzonte social-culturale si è ispirato, con il sorriso sulle labbra, il percorso intorno all’arte della comicità in scena che TILT ha scelto  di sperimentare nel 2017/18.
Gli attori e le attrici dell’ormai storico gruppo imolese sono stati da me invitati a cimentarsi intorno a due parole chiave del comico, due strumenti che corrono su binari paralleli e apparentemente opposti. La prima parola è ingenuità, la seconda  perizia.
Ingenuità come candore, come disponibilità a mettere in gioco il proprio lato infantile, a non dare nulla per scontato, a stupirsi, meravigliarsi di tutto .
Perizia come abilità nel destreggiarsi sulla strada dell’assurdo, del surreale, del rovesciamento di senso; una strada che richiede, oltre ad una grande diponibilità a lasciare gli ormeggi del ragionamento e della logica,  un puntuale addestramento nel sentimento del famoso “ tempo comico”, ovvero di quella qualità per cui un attore è condotto in scena a dire una certa parola o frase, a compiere una certa azione nell’unico tempo per lui interessante: quello che strappa la risata gli spettatori. Un momento prima o uno dopo, infatti,  la risata non c’è.
Ecco allora i clown-bambini (senza naso rosso) che recitano le loro poesie, odi rigorosamente in rima ad elementi naturali ma anche ad oggetti umili come il calzettone, la crema idratante, l’ombrellone. Ecco un profluvio dei più biechi luoghi comuni e il geniale rovesciamento (l’autore è Alfb) nei “luoghi comuni al contrario”. Ecco una fitta ragnatela di poesie e racconti dominati dal nonsense. E poi ancora un’assurda cavalcata sui temi della didattica teatrale, con riflessioni ironiche sulla necessità (qui assolutamente e volutamente disattesa) di parlare in dizione e sulla comprensione dello spazio scenico.
Per poi finire con l’ambizioso tentativo di giungere alla “vanvera totale”, senza ritorno, assoluta, con lo svelamento allegro e irriverente del “grande pieno” che ci circonda, un pieno di senso apparente e petulante, di spiegazioni, di istruzioni, di ossessione di voler tutto comprendere e spiegare; un grande pieno che, visto in controluce, lascia paurosamente e comicamente trasparire un grande vuoto.

Buon divertimento!
Maurizio Cardillo


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